Il 16 marzo 1978 è stato per l’Italia un giorno che, con le dovute distinzioni, può essere paragonato all’11 settembre 2001 per gli Stati Uniti. Non ci sono state le migliaia di vittime che l’attentato alle Torri gemelle ha provocato, certo, ma l’impatto che il rapimento di Aldo Moro e l’omicidio dei cinque uomini della sua scorta hanno avuto sull’immaginario collettivo italiano, e la tensione emotiva creata dai cinquantacinque giorni di prigionia del presidente della Democrazia cristiana, hanno determinato un discrimine nella storia e nella società di questo Paese, una sorta di passaggio epocale…..
1000 donne. Questo è il numero delle militanti che scelsero la lotta armata negli anni ’70 nelle varie formazioni della sinistra extraparlamentare. Una presenza numerosa e molto significativa: quasi il 30% degli effettivi nei 15 anni che vanno dal 1970, anno di nascita delle Brigate rosse, al 1985, anno in cui venne arrestata Barbara Balzerani. Quale fu il loro retroterra sociale e la loro formazione culturale? Perché scelsero la clandestinità e con quali motivazioni? Quale fu il loro ruolo? Si distinsero per il loro protagonismo o ebbero un ruolo ancillare? Dopo la fine della lotta armata, fu più difficile il loro percorso di riabilitazione?
Il volume racconta i ruoli, le funzioni, il vissuto di alcune donne che negli anni Settanta intrapresero la lotta armata nelle Brigate Rosse e in prima linea.
Il libro è il risultato di un dottorato di Storia contemporanea conseguito all’Università di Pisa.
