Il passante è romanzo e al contempo raccolta di storie, ambientate tutte a La Spezia nel solito
giorno, prossimo alla fiera cittadina.
Ciascuna storia è associata a un luogo (via, piazza o altro) e tutte condividono Angelo Bove, che è il passante del titolo e protagonista del romanzo. C’è chi non riesce a staccarsi dall’amata moglie ormai morta e chi alla famiglia ha preferito la compagnia dei piccioni e di donne a pagamento, chi non riesce mai a decidersi e chi svolge compostamente il suo dovere anche alla vigilia di un intervento che lo preoccupa, chi si dibatte per star dietro a ogni cosa e chi, invece, “una
volta che è a posto con la sua barca e la sua fede, è a posto con tutto”.
Nel quadro variopinto e caratteristico di una città di mare, in cui si sfiorano e si intrecciano destini, la narrazione si avvicina con progressione alla figura del passante. Angelo Bove rimane in disparte, o meglio sullo sfondo delle storie di altri mentre si prepara a salpare, parla di lui la figlia, poi si allontana e torna vicino quando a narrare è il suocero e in seguito la moglie. Finché è lui a prendere la parola, con una voce strana e quasi allucinata, nell’ultima storia di cui è il protagonista. Rientrato dopo alcuni giorni in mare con la barca che gli è costata il matrimonio, sostiene di trasportare, sconfitta e uccisa, l’enorme piovra che lo ha aggredito mentre era in acqua. Il suo trofeo è l’emblema stesso della struttura narrativa del romanzo – in cui ciascuna storia è parte di una realtà unica, come i tentacoli del mostro –e della sua visione della vita.
